Overview
In questo breve case study andremo ad analizzare il potere della ricerca Booleana e delle parole chiave per ottimizzare il nostro profilo LinkedIn.
Una volta capito perfettamente questo passaggio, potremo applicarlo a tutti i nostri profili o documenti online ed essere contattati da reclutatori e professionisti interessati al nostro profilo.
Non ci credi? Neanche io prima.
Ma neanche 24 ore dopo aver messo in pratica questa tecnica, che ti sto per rivelare ricevetti la seguente email da un reclutatore di Facebook:

Incredibile no?!
Ti sto per mostrare due tecniche che sono obbligatorie al giorno d’oggi per essere contattati dai reclutatori. Incominciamo.
Un giorno mi imbattei in un video proveniente da un workshop per reclutatori internazionali. La conferenza si chiamava Become a LinkedIn Search Ninja: Advanced Boolean Search | Talent Connect London 2014 (Diventa una mostro nella ricerca su LinkedIn: Ricerca booleana avanzata) condotto da Glen Cathey, autore di BooleanBlackBelt.com.
Quel video mi aprii letteralmente un mondo.
Ricerca booleana? Non sapevo neanche cosa fosse prima. Sapevo sicuramente come usare la ricerca avanzata, ma la ricerca booleana è qualcosa che va oltre.
Nel caso tu non avessi già visto la video lezione relativa alla ricerca booleana ti ricordo che è estremamente interessante. Infatti nel video spiego in maniera semplice tutti i comandi di logica booleana, che ci permettono di personalizzare la nostra ricerca in maniera incredibile e ottimizzare il tempo speso su LinkedIn.
Inoltre Glen spiegò esaustivamente un’incredibile varietà di tecniche per utilizzare le parole chiave e trovare i professionisti che non volevano essere trovati.
Perché un professionista su LinkedIn cercherebbe di non farsi trovare dai reclutatori? Per il semplice fatto che se sei un programmatore e lavori per una top multinazionale riceverai giornalmente offerte di lavoro dalla concorrenza.
Quindi per risolvere il problema molti programmatori o professionisti ricercati non fanno altro che scrivere volontariamente male le parole chiave che un reclutatore ricercherebbe per trovarli.
Ti sembro pazzo no? Facciamo un test con la professione di ingegnere (in inglese engineer).
Se la proviamo a scrivere in maniera non corretta tipo ‘engEneer’ questo è quello che troveremo:

25508 persone che non sanno come si scrive ingegnere?
Non credo proprio!
Questo è un chiaro esempio di come i professionisti ricercati cercano di depistare i reclutatori. E Glen insegnava proprio come inserire questo tipo di errori grammaticali per partire dalla persone che non vogliono farsi trovare e quindi avere un vantaggio rispetto ai loro colleghi impegnati a tartassare sempre i soliti professionisti.
Quindi incominciai a usare il reverse engineering per capire esattamente come i reclutatori ricercano i loro candidati ed usare questo contro di loro.
La prima cosa fondamentale da fare è ottimizzare il nostro profilo con le giuste parole chiave. La tecnica di sbagliare apposta a scrivere le parole chiave funziona soltanto se abbiamo un lavoro e se siamo incredibilmente ricercati. Inoltre, veramente pochi reclutatori sono a conoscenza di questa tecnica.
Quindi ottimizzare il profilo LinkedIn è sicuramente importante.
Per fare ciò è necessario aggiungere la determinata parola chiave nelle diverse sezioni del nostro profilo.
Attenzione non sto suggerendo di ripetere la stessa combinazione di parole infinite volte. Una volta per sezione basterà sicuramente. Se controlli il mio profilo LinkedIn troverai il termine Digital Marketing nella headline, bio, certificazioni, titolo di lavoro e anche in un gruppo di cui sono membro.
Tutto questo mi permette di essere trovato dai reclutatori che effettuano una ricerca per trovare un esperto in digital marketing.
Inoltre pochi giorno dopo l’email dal reclutatore di Facebook ne ricevetti altre.

Ora che abbiamo visto il potenziale della prima tecnica passiamo alla seconda.
Io l’ho soprannominata la tecnica del database. Infatti quando iniziamo ad applicare per le varie aziende è sempre consigliato incominciare da quelle dei nostri sogni. Perché non puntare in alto?!
Ma cosa fare nel caso che non ci sia una posizione aperta altamente compatibile alle nostre skills?
Io consiglio di applicare in ogni caso per la posizione più vicina alla nostra professione target. Sicuramente riceveremo un tasso di risposta inferiore, ma questo ci apre una serie di opportunità molto interessanti.
Infatti, anche se scartati, avremo raggiunto comunque il nostro scopo. Il nostro profilo è ora nel loro database e se apriranno una posizione nell’immediato futuro più in linea con le nostre competenze sarà lo stesso reclutatore a contattarci.
Questa situazione mi si è già presentata due volte, ma attenzione a non commettere il mio errore. MAI personalizzare completamente questo tipo di applicazioni.
Se siamo dei marketing specialist e applichiamo per una posizione in SEO, evitiamo di specificare il ruolo per cui applichiamo o il nostro CV verrà conservato con quella posizione e appariremo come persone non sicure di quello che vogliono fare nella vita.
Ricapitolando abbiamo appena osservato due tecniche che ci permetteranno di ottenere colloqui senza il bisogno di applicare continuamente.
Nel corso troverai un altro case study su come ho raggiunto i colloqui finali (onsite interview) a Google nella loro sede di Dublino e di come prepararsi al meglio per arrivare fino in fondo.
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